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Unità pastorale Poviglio


Il sogno di una Chiesa diversa


Riapriranno le chiese…
ma quale "CHIESA"
dovrebbe riaprire?

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Papa Francesco 2.5.2020 Messa S. Marta. “Volete andarvene anche voi?” (Vangelo Giovanni 6,67) Pietro fa la sua confessione di fede a nome degli altri apostoli: “Signore, da chi andremo, tu hai parole di vita eterna!”. Non dice “DOVE andremo?”, ma “da CHI?”. Il problema di fondo non è andare abbandonando l’opera intrapresa, ma da CHI andare. Da quell’interrogativo di Pietro noi comprendiamo che la fedeltà a Dio è questione di fedeltà ad una PERSONA con la quale ci si lega per camminare insieme sulla stessa strada, e questa persona è Gesù.
La chiesa di PAPA FRANCESCO, quella della carità, della bontà, della beneficenza, dei poveri, quella di San Francesco d'Assisi. Faccio io una domanda. Ne conosci qualcuna?
Prima di aprire una porta la gente deve imparare aprire se stessa. Tutto è dentro di noi. Come l'abito non fa il Monaco la chiesa non fa il cristiano. Quindi aperta o chiusa? Ma non so! Io mi sono reso conto che in questi tempi è stata più vera e vicina, per es. con questi suoi messaggi mattutini. Se vuoi brevi, ma coincisi e profondi. Alcuni mi hanno fatto riflettere veramente molto. Quindi io le rispondo che secondo me la chiesa non è mai stata aperta quanto lo è ora !
Vorrei una chiesa più semplice, fatta di persone vicine alle persone. Vorrei la possibilità per i laici di essere formati all'amore di Gesù, per poter vivere meglio il Vangelo e saperlo trasmettere agli altri. Vorrei che i nostri Don sapessero prendere decisioni chiare e veloci, senza perdersi nel calcolare profitti/benefici/opinioni altrui/magagne politiche o se vale o meno la pena "lavorarci su", perché i risultati saranno scarsi. Vorrei fossero guida e sapessero dare le giuste deleghe. Vorrei una maggior presenza "spirituale", o anche solo "fisica"... di qualcuno, che testimoni la vicinanza di Gesù nei momenti di tutti giorni, e non solo quelli difficili. Vorrei gli oratori aperti ed il catechismo. Vorrei un trascinatore di anime che sapesse infiammare, coinvolgere, farci "reinnamorare" di Gesù. Che con la sua semplicità e operosità ti ispirasse e facessi condividere il progetto del Signore. Vorrei che chi si dà da fare, fosse formato per farlo, e non lasciato andare per conto suo e all'iniziativa personale. Vorrei risposte, vorrei la mia chiesa di nuovo unita e aperta. Vorrei non dover dare la caccia al don con appuntamenti su richiesta, ma sapere che potrei trovarlo più o meno sempre se ho bisogno di una confessione o di una parola ispirata. Vorrei fare, oltre che pregare/meditare. Ricostruire la casa di Gesù partendo dell'aiuto ai fratelli, dai gesti di comunione. Vorrei sentirmi dire "facciamo insieme", piuttosto che uniamo tutto in un’unica iniziativa, perché non si può fare di più, e infondo siamo un unica parrocchia... quindi spostiamo tutto al centro. Al di là del campanilismo, perché tanto ormai ci siamo abituati ad andare di qua o di là, vorrei riunire tutta la mia parrocchia, le persone, la voglia di ricostruire la nostra chiesa e ritrovare ciò che eravamo. Piccoli, ma operosi alla mensa del Signore. Invece ora non sento né la guida né l'attaccamento a "noi", e mi sembra di elemosinare il mio credo, invece di poterne attingere liberamente. Andarselo a cercare da sé può anche andar bene - se non ho alternative e non ci sono le forze - ma senza l'ispirazione di chi ti guida è facile perdersi e allontanarsi. Così le parrocchie muoiono e le persone si allontanano. Perché ognuno va con la sua testa... non è polemica, ma desiderio "di contare".
Buonasera Padre, anch'io vorrei dire qualcosa sul tuo "domandone" del mese di Maggio... Perché pur essendo lontana fisicamente, mi sento anch'io responsabile del futuro della Chiesa del mio paese che mi ha tirato su e aiutato a maturare la mia chiamata. Penso che la Chiesa che dovrebbe riaprire sia "la casa fra le case" (ecclesia), cioè una Comunità che si fa presente nel quotidiano della gente e mette in atto una pastorale di "prossimità"... Quando leggevo sul sito il commento del giovane sacerdote, mi è venuto in mente il dolce rimprovero di Gesù a Marta: "...Ti agiti e ti affanni per molte cose, ma una sola è quella di cui c'è bisogno." La preoccupazione della "nostra" Chiesa, perché la Chiesa siamo noi, deve essere non tanto fare molte cose, ma ricordarsi per CHI le facciamo; penso che, purtroppo, la Chiesa in Italia ha perso un po' di vista questo... non che non si ami più il Signore! (anche Marta amava Gesù…) ma siamo talmente presi dalla corsa contro il tempo per cercare di trattenere i giovani, per cercare di dare un futuro alla comunità parrocchiale creando mille stratagemmi per sensibilizzare e attirare le anime (e sono convinta che i sacerdoti ci perdono le notti a riflettere su queste cose)... che finalmente ci dimentichiamo di riposarci un po' ai piedi di Gesù ... forse dimenticando anche che i nostri sforzi sono vani se Lui non ci mette la mano. Io sogno di una Chiesa che ritorni a fare parte della vita quotidiana degli italiani, cominciando dalle famiglie che sono le prime chiese... che la preghiera possa tornare al cuore della famiglia. Se i genitori ricominciassero a trasmettere la fede autentica ai loro figli tutto sarebbe diverso… E sogno di una Chiesa che sappia trasmettere il volto di Gesù... che in tutto quello che facciamo ci sia la Sua impronta... Sono convinta che oggi abbiamo una crisi di vocazioni perché spesso non riusciamo più a trasmettere il Vangelo nella sua autenticità, a essere testimoni autentici... Ritorniamo quindi alla sorgente, ritorniamo a Gesù nel nostro cuore prima, e ricominciamo a riconoscerlo in colui che ci sta accanto, e a amarlo per quello che è... È così che saremo veri testimoni e che i giovani potranno tornare a innamorarsi di Gesù e a volerlo seguire anche più da vicino.
Domandone?... in questo periodo strano… dove tanta gente è stata contagiata, qualcuno è morto, qualcuno guarito.... ma è stata anche un’opportunità per tanti, per me sicuramente… per ascoltare il silenzio… dialogare con il me e provare a conoscermi… a scavare dentro. Certo andare in chiesa è bello... ma la vita è un dono talmente grande che se questa riapertura fosse di danno anche per una sola vita non è indispensabile. Ho trovato più intimamente Dio passeggiando nel campo dietro casa. Mi fermo sul sasso e guado il cielo, l’erba, il sole, anche la luna, l’aurora, l'alba, i tramonti, i fiori, il canto degli uccelli… Mi emoziono di quanto amore ci ha dato Dio: la mia corsa si tempo si è fatta contemplazione; la televisione che prima era sempre accesa ora è spenta, perché il rumore mi infastidisce. E ho più tempo per meditare, fare una buona lettura, pregare, magari cantando le canzoni dei salmi... e anche altre canzoni che magari prima attribuivo dedicate all’amore, quello tra un uomo o una donna: ora le ascolto come un ringraziamento, perché sento l’amore di Gesù, di Dio. Mi ricordo una Messa fatta sull’altare in cima alla Marmolada oppure nel giardino di villa Simonetta: eravamo nel tempio del Signore. La chiesa è una struttura, importante, ma posso pregare anche in un angolo, cercando nel mio cuore l’amore di chi non voglio far morire: la mia fede, perché la frenetica vita dell’apparire mi potrebbe ancora far assopire.
Buona Domenica. Rispondo che il Signore è l'unico TUTTO da amare e servite in tutti, con il Suo modo.
Dove due o tre sono riuniti nel mio nome… Chiesa siamo noi, il nostro corpo è tempio del Signore, ce lo insegnano le 10 parole consegnate a Mosè da Dio sul Sinai. Possiamo e dobbiamo essere Chiesa col volontariato, con l’aiuto ad un vicino ad un nostro familiare, ad un bisognoso, soprattutto in questo momento di difficoltà. Dobbiamo essere testimoni del messaggio evangelico anche senza frequentare l’edificio Chiesa/parrocchia/oratorio. Invece purtroppo siamo diventati dei sepolcri imbiancati, siamo falsi, ipocriti, non siamo cristiani, ma siamo farisei! Volendo citare alcune mie recenti letture ritengo che noi cattolici abbiamo abbassato il Cristianesimo a religione (come lo sono il Buddismo, l’Islam, l’Induismo o l’Ebraismo). Il Cristianesimo deve essere prima di tutto un cambiamento interiore, quindi uno stile di vita! Se non capiamo questo non andremo da nessuna parte e ci estingueremo velocemente…Quando accettiamo il battesimo per noi o per i nostri figli dovremmo iniziare a costruire il Regno di Dio su questa terra… dovremmo… Facciamo tre tende (disse Pietro a Gesù): una per te, una per Mosè ed una per Elia. Si sta bene qui… perché andare via? Quante tende ci siamo fatti di qua e di là, nella nostra vita, anziché andare a Gerusalemme e batterci per la giustizia? Ci confessiamo credendo di dover fare i conti con dei precetti; facciamo cadere nei gorghi della religione l’invito di Gesù, alla “perfezione umana”. Se la mano con la quale sto scrivendo queste parole è opera di un’intelligenza infinita e superiore, devo strutturare la mia vita in rapporto a questa intelligenza e in tutti i settori debbo cercare la perfezione che mi è stata trasmessa in questa mano. Qui nasce il cristianesimo. Dobbiamo stare con gli ultimi ed i poveri… sbagliato! Gli ultimi ed i poveri devono sparire, non ci deve essere distinzione tra gli esseri umani. Ecco il concetto di Chiesa! L’uomo deve smettere di essere lupo nei confronti dell’altro uomo… Ai miracoli credono i buddisti come i musulmani. Noi cristiani, invece, siamo abilitati al miracolo! Invece per noi l’Eucarestia è diventata un rito e se è diventata un rito allora non è più alimento e ne stiamo vedendo le conseguenze… Ti posso comunque dire che un conto è andare al mare, un altro è vederlo in televisione pensando di essere al mare; un conto è dire vado a fare un giro in mountain bike, un altro è pedalare in casa sulla cyclette, un conto è essere a Messa fisicamente e spiritualmente, un altro è prendere la Messa in televisione o in streaming.
Chiesa per me è comunione, è sentirsi una famiglia al di là dei vincoli famigliari. Credo che noi genitori siamo una importante base di chiesa domestica. Abbiamo capito che dobbiamo trovare tempo per una comunicazione significativa. Dobbiamo aggiungere la testimonianza della vita; se siamo attenti o meno alle esigenze degli altri e proporre man mano che crescono queste esperienze di carità e vicinanza. Non dobbiamo pensare che spettino solo agli animatori della catechesi... se noi non sappiamo suscitare la loro sensibilità! E poi la preghiera fatta insieme: ecco io credo che la Chiesa che dovrebbe riaprire è quella domestica. Sono sicura che DIO in questo periodo ci ha lavorato in modo da ricordarci che la famiglia è il luogo privilegiato dell’esperienza dell’amore, nonché dell’esperienza e della trasmissione della fede.
Ho letto attentamente la riflessione sulla chiesa, purtroppo dice cose vere. La chiesa si è sempre più trasformata in un'associazione che fa attività sociali come tanti altri e nessuno vede più il Valore che c'è alla base. Questo è il motivo per cui nessuno, nemmeno tanti vescovi, ritengono necessario riprendere le Celebrazioni Eucaristiche con il popolo. La paura della malattia è più forte della fede. Che tristezza infinita! Molti miei amici cattolici ora pensano che pregare in casa sia esattamente la stessa cosa che farlo in chiesa, nessuna differenza! Quindi perché insistere sulla riapertura alle Messe? Non è importante... io credo che in generale si sia perso davvero il valore più importante, quello che sostiene il credente, cioè la presenza di Gesù nell'Eucarestia e nell'Assemblea. Chi parla più di Cristo? È relegato in un angolo, messo da parte. È più importante fare le cose che piacciono, anche nelle parrocchie, per tenere vicine alcune persone. D'altra parte se in questi anni hanno voluto fare della chiesa una grande associazione assistenziale come tante altre, questo è il risultato. Sappiamo dalle scritture che questo è già scritto, è nel piano misterioso di Dio che manderà di nuovo il suo Figlio nella seconda venuta. La chiesa deve essere perseguitata, ridotta in polvere e solo pochi rimasti fedeli rappresenteranno davvero ciò che ha creato Gesù 2000 anni fa. Quindi non possiamo fare altro che restare fedeli alla sua Parola, non deviare attirati dalle mode della società e resistere. Alla fine il Regno di Dio vincerà e la Madonna sconfiggerà il drago che ora sta devastando la terra. Perseveriamo nella verità e saremo salvi.
Buon giorno! La voglia di tornare alla normalità è grande. Nulla sarà come prima. Il via lo ha dato proprio il Papa Francesco qualche giorno fa, a Santa Marta, quando ha dichiarato durante l’omelia, che celebrare la Messa senza popolo è un pericolo. Sicuramente in questo momento bisogna celebrare a distanza e rispettare le regole. Ma per uscire dal tunnel, non per rimanere così. Le Chiese hanno bisogno di ritornare presto a fare parte della vita quotidiana del popolo. Esiste il rischio, poi, che la gente si stia trasformando in una massa di fedeli in rete, e che ci si abitui a non frequentare le Chiese. La Chiesa ha accettato, con sofferenza il senso di responsabilità per far fronte all’emergenza. Ora esige di poter riprendere la sua azione pastorale, nel rispetto delle misure disposte.
Quale Chiesa? Mah...
In questi due mesi mi sono sentita parte della Chiesa più di quanto non mi sia successo da dieci anni a questa parte.
Ho sentito la forza della preghiera nel recitare il Padre nostro insieme al Papa, il conforto e la certezza di essere davvero in comunione con tutti quelli che dicevano il Rosario quella particolare sera alle nove. Ho pregato in videochiamata con le mie amiche. Ho letto il Vangelo e le tue riflessioni don, ogni giorno.
Mi sono arrivati messaggi e spunti che hanno fatto breccia dentro di me.
Non so dirti quale Chiesa, ma spero che come ognuno di noi, tenga conto di quanto è successo e non ricominci tutto come se non fosse successo nulla.
Quale "Chiesa" dovrebbe riaprire? Noi tutti formiamo la "Chiesa"... Dio non voglia che tutto sia come prima, partendo da noi stessi. In questi mesi ci sono state "servite", volendo, le celebrazioni a... domicilio. Una bella opportunità, però non è la stessa cosa sicuramente. C'è il rischio di abituarsi a una... chiesa comoda. Mi piacerebbe trovare nella "Chiesa" più consapevolezza e meno abitudine. Essere fondati sulla roccia e non sulla sabbia. Nel riflettere mi sono passati vari pensieri nella mente e ricordi del recente passato: il don che "passeggia" lungo la navata della chiesa in attesa di qualche penitente, l'Adorazione quasi deserta, le Messe quotidiane... già distanziate anche senza il coronavirus. Umilmente non saprei dire esattamente quale chiesa aprire. Sicuramente aprire di più il nostro cuore, che sia più vero, che apprezzi e valorizzi maggiormente tutta la "ricchezza" che la Chiesa offre; essere consapevoli che Gesù Cristo è il Pastore di tutti ed è morto per tutti. Una mattina il Papa ha ricordato che l'uomo è "mendicante" di Dio: ho pensato che anche quando lo riceviamo nell' Eucarestia porgiamo la mano come fa il mendicante e lo accogliamo nel nostro cuore. Io non ho aspettative straordinarie se non quella d'imparare ad apprezzare quel che si può fare. Spesso mi è capitato di sentire la parola: dovrebbe, dovrebbe, dovrebbe ...ecc. E noi? Come dovremmo essere? Sotto la croce Gesù Cristo ci affidò a Sua Madre... La Vergine Santa ci tenga per mano e ci aiuti ad essere come LUI ci vuole.
Ciao Don ... stamattina passando per la piazza ho visto la porta del nostro oratorio spalancata ... e da quel momento mi sono passati davanti agli occhi i ricordi di una vita ... vorrei che mia figlia avesse la possibilità di rivivere un infanzia felice come è stata la mia all'oratorio: l'ansia per la preparazione dei nostri spettacoli, la complicità nell'organizzazione della festa di Settembre, ore di chiacchiere in sala TV, giocare a biliardino e ping pong...; mi ricordo ancora quell'estate di lavoro a scrostare il muro del nostro oratorio, perché quello era il nostro paradiso! Ecco, questa è la Chiesa che vorrei, ma credo che sotto questo aspetto, nonostante le vicissitudini che ci sono accadute, la Chiesa non sia mai cambiata… forse siamo noi che siamo cambiati!
Buongiorno don, sul tema di maggio, come cambierà la Chiesa, molte cose sono state scritte: riflessioni molto belle, è stato detto direi quasi tutto. il mio pensiero, come cambierà la Chiesa, va ad una immagine, quella dell'apostolo Pietro. Il venerdì santo colto dalla paura, Pietro rinnega di essere un seguace di Gesù, ma ecco che lo incontra mentre viene trascinato via legato e strattonato; incontra il Suo sguardo, crolla e piange, si pente di averlo tradito. Con quali sentimenti Pietro entrerà di nuovo nel Cenacolo dove Maria li ha raccolti il venerdì stesso dopo la sepoltura di Gesù; la tavola è ancora come la sera prima. Pietro con il cuore gonfio di pianto si siede al posto di Gesù, ricorda le Sue parole... “questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue.... FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME!”. Io penso che la Chiesa sia nata in quel momento, e che noi dobbiamo tornare a quel Cenacolo, dove gli apostoli spaventati, attorno a Maria attendono ciò che è sicuro soltanto per lei che è la Madre, che TORNI GESU'! Credo che se vivrò col cuore oltre che con la ragione, il Vangelo e i Sacramenti, tutto sarà più semplice, quindi vorrei una Chiesa dove il protagonista a cui tutti volgiamo lo Sguardo sia Gesù nell'Eucaristia, nella Parola e nell'amore per i fratelli. Prendiamo esempio dagli Apostoli e dai Santi che fino ad oggi, hanno formato la Chiesa che ha superato persecuzioni e ogni difficoltà.
Vorrei una chiesa missionaria, attenta ai piccoli, in cui donne e uomini possano decidere insieme.
In questi giorni difficili, mia figlia attende di poter riabbracciare gli amici, ma continua a sentirli ogni giorno.
Anch’io attendo l’Eucarestia senza sentirmi abbandonata. Le attività pastorali non si sono fermate; la vicinanza con il prossimo si è fatta più sentita e sincera. Abbiamo dato valore allo stare in famiglia, all’unione spirituale, all’uso del tempo.
Nostro Signore ci insegna l umiltà; non credo che desiderio di considerazione e umiltà possano essere compatibili, per questa ragione non mi sento di condividere I toni espressi nel testo del prete di Bergamo.
REGGIO EMILIA, Gazzetta di Reggio 7.5.2020 - Messe, la terza via di don Goccini Giordano (Novellara) fra riti domestici e liturgie familiari. «Credo non serva partire dalla meta, ma sia meglio andare un gradino alla volta. Non vorrei che fra dispositivi, norme e limitazioni tornare a entrare in una chiesa per la messa somigli a entrare in un ospedale. Penso servano invece progressività e prossimità: in questo periodo la fantasia ha generato tante piccole comunità e liturgie familiari. Fra queste e le grandi messe con centinaia di fedeli credo che possa esserci una strada di mezzo: gruppi di famiglie che si ritrovano per leggere la parola di Dio e vivere in comunità. Nel caso sia possibile la presenza di un sacerdote, si potrebbe anche distribuire la comunione. Io immagino una riapertura di questo tipo, in spazi più rassicuranti, aprendoci al prossimo: familiari, amici e parenti». Non è la prima volta che ne parla durante questa emergenza. E ogni volta che lo ha fatto ha trovato sostenitori. Non solo laici, ma anche altri sacerdoti, a disagio all’idea di riaprire le chiese ai fedeli per messe celebrate all’insegna delle limitazioni. Ma per don Giordano Goccini, parroco di Novellara, del documento firmato da nove consiglieri di Sala Tricolore – intitolato “Siamo in pandemia: bisogna ascoltare i medici, non la Cei” – «non se ne sentiva proprio il bisogno».
Don Goccini, riaprire le messe ai fedeli il prima possibile. Lei non sembra molto convinto. O no? «Innanzitutto bisogna dire una cosa: la liturgia e la vita della chiesa sono andate avanti anche in questi mesi e hanno trovato una collocazione che in realtà non è di emergenza, ma è il suo luogo naturale, ovvero le famiglie. C’è un’enorme dimensione della vita cristiana che trova la collocazione proprio nella dimensione personale e della piccola comunità rappresentata dalle famiglie. Poi c’è un’altra dimensione in senso più esteso, comunitaria, che si era mangiata e aveva divorato la dimensione personale e di piccola comunità. Ma il cristianesimo nasce in piccole comunità familiari o poco più. Credo che siamo davanti alla grande occasione di ritrovare la nostra dimensione. Gesù sulla polemica del tempio dice né a Gerusalemme, né sul monte Garizim, Dio vuole adoratori in spirito e verità. Il luogo dove si adora il Padre non è un luogo fisico, ma sono lo spirito e la verità. Mi sembra un punto fondamentale».
Il dibattito sulla riapertura però è più acceso che mai. Soprattutto a Reggio. «La comunità cristiana nel giorno del Signore ricorda la resurrezione attraverso il segno dello spezzare il pane, che è il segno più alto della comunità. E soffriamo nel non poterlo celebrare insieme. Ma sul come e quando tornare a celebrarlo, non credo serva un principio calato dall’alto. Mi sembra che tutti vogliano prendersi in questo momento il diritto e l’autorità di definire quando e come potremo di nuovo assembrarci, ma che manchi l’ascolto delle persone, della gente, che ha un suo sentire e un suo sentimento».
La politica ne parla molto. Lei cosa pensa del documento firmato dai nove consiglieri? «Sono “contento” che si accapiglino per la messa, ma non credo che i consigli siano luoghi in cui discutere di messe. Quell’atto ha la funzione simile a quella di quei tifosi allo stadio che non guardano la partita ma guardano gli spalti e incitano gli altri tifosi a fare i cori. Ha quella funzione lì, che mi pare oggi qualcosa di cui non sento il bisogno, perché non sento il bisogno di campagne elettorali su un tema così delicato e importante che riguarda la vita religiosa delle persone. Ascoltare la gente vuol dire che noi potremo radunarci nei modi e nei tempi non solo contenuti nei decreti dall’autorità legittima, ma quando saremo veramente sicuri di poter spezzare il pane in tutta serenità. Allora quell’atto ritrova il suo senso. È come un pranzo dalla nonna, per fare un esempio banale. Se per andarci tutti i nipoti non sono invitati, se fra te e lo zio c’è del plexiglass, se i cappelletti sono offerti con i guanti in lattice, non è meglio dire: “nonna, aspettiamo un altro mese quando potremo goderci il nostro stare insieme?”. Questo significa ascoltare la gente. E ci vorrà del tempo prima di sentire che i nostri atti non mettano in pericolo chi ci sta attorno e coloro a cui vogliamo bene».
Governo e Cei sembra abbiano accelerato però... «La politica fatica ad adottare criteri così. Soprattutto se andiamo avanti con soli decreti. Noi dobbiamo avere tutti i cittadini e tutti i fedeli impegnati e responsabilizzati nel ricominciare. È giusto osservare i decreti, ma dobbiamo anche ascoltare e responsabilizzare le persone».
Il protocollo della Cei è nato anche sull’impulso importante della curia reggiana. Cosa ne pensa? «Innanzitutto ringrazio il vescovo e la Cei per la formula, seppur molto limitante, con cui da qualche giorno possiamo celebrare i funerali. C’è un percorso di dialogo con la politica che non è mia competenza, che lascio fare al vescovo e ai vescovi della Cei. Del protocollo per le messe so quello che avete scritto voi. Devo dire che quando ho letto le condizioni per celebrare, la mia prima reazione istintiva è stata: “questa non è la messa con la mia comunità”. Una reazione molto emotiva, ma mi sento a disagio all’idea di celebrare in un contenitore così... Sembrerebbe di entrare in un ospedale, non in una chiesa. Penso però anche che si debba lavorare su tutti i fronti e non si debbano polarizzare le posizioni. Apprezzo chi ha lavorato per quel protocollo, che ha una logica tecnica alla quale va contemperata una visione pastorale. Se deleghiamo ai tecnici la nostra vita ecclesiale saremo meno contagiosi ma poco “saporiti” dal punto di vista del nostro ritrovarci. La mia sensibilità di parroco di campagna mi dice che ci impegneremo a fare ciò che diranno i tecnici, trasformando le limitazioni in un gioco per i bambini e i posti assegnati in una nuova forma di accoglienza. Ma da parroco so che la mia gente adesso avrebbe paura e non godrebbe del momento della messa. Per questo sto suggerendo per le prossime settimane e quando sarà possibile piccoli ritrovi comunitari, all’insegna della prossimità».
Lei si sente isolato in questo posizione o altri parroci in provincia la pensano allo stesso modo? «Fra triage, misurazione delle temperature, mascherine, anche diversi preti mi hanno manifestato disagio a questo tipo di celebrazioni e si sono ritrovati nella mia stessa sensibilità. Io non propongo una soluzione, ma evidenzio una sensibilità condivisa. Molti laici mi hanno scritto dicendo di sentire la mancanza di andare a messa, ma di aver anche scoperto una nuova dimensione spirituale alla quale non credo si debbano mettere limiti».
Per me la Chiesa non dovrebbe essere intesa come luogo, edificio…. La differenza sarebbe solo nello stile architettonico… In realtà, come il palcoscenico di un teatro assume le sue caratteristiche in base ai personaggi che interpretano le loro parti, così la Chiesa prende forma attraverso i comportamenti della gente…. È importante che in ogni luogo ognuno mostri bontà, senso civico, solidarietà, umiltà, amore…. E in qualsiasi momento le Chiese riapriranno potranno accogliere persone che formeranno una comunità fondata sui veri valori della vita.
Per quanto riguarda la domanda di maggio sulla Chiesa non posso giudicare o pretendere, solo dare il mio umile parere! Sono cresciuta giocando in Oratorio, ho avuto i sacramenti, poi sono diventata adulta e mi sono allontanata dalla Chiesa, ma perché… si cambia paese, amicizie, si viaggia. Ho sempre pregato però! la domenica con mia nonna, la sera con mia madre, specialmente nelle difficoltà della vita! In quei momenti sai che ti puoi affidare e contare su una persona (Gesù o la Madonna) che non è fisicamente presente ma è dentro di te, nella tua mente e nel tuo cuore e ti aiuterà a stare meglio. L’ho provato con la morte dei miei cari, nonno, nonna e mamma! Nella preghiera li ricordo e mi sento più "leggera" nel mio dolore. Forse questo periodo di covid è servito per riavvicinarmi a lei don… con i messaggi che tutti i giorni manda e che io condivido con mio figlio, che frequenta il catechismo e glieli spiego… a modo mio, avendo un momento tutto per noi! Penso che la sua missione non sia facile, quindi forza! Penso che più lei creda (e ci creda) più gli altri lo sentiranno! Questo è capitato a me!...
Ho pensato per un po’ di giorni prima di darmi una risposta e l’illuminazione l’ho avuta proprio guardando quel bellissimo video di don Alberto Ravagnani. Ebbene, la chiesa secondo me ha bisogno di queste persone che sappiano parlare e comunicare ai giovani nel loro stesso modo, adeguandosi quindi ai tempi di oggi. La pandemia ha accentuato maggiormente la dipendenza dei ragazzi dai social (ma anche degli adulti) e tutti ormai sappiamo quanta rilevanza abbiano nell’influenzare le correnti di pensiero, le mode, gli stili, ecc. Questo bravissimo giovane prete ha saputo coniugare al meglio l’isolamento con la sua missione sfruttando il canale preferenziale dei ragazzi. Direi che l’obiettivo lo ha raggiunto benissimo. Per quel che mi riguarda ha saputo sicuramente catturare la mia attenzione, mi affascinava ascoltarlo in quel modo così fuori dai classici canoni religiosi e mi ha dato parecchie informazioni che prima non sapevo… Ora mi sento più curioso ma soprattutto sono più agganciato a Dio, nel senso che sono maggiormente sensibile alla sua parola e mi sento stimolato nel cercarlo. Ovviamente questa riflessione è valida soprattutto per tutte quelle persone che, come me, si legano particolarmente al don o alla suora del proprio oratorio e poi si ritrovano spiazzati quando questo legame si interrompe per motivi di forza maggiore (trasferimento in altra parrocchia, cambio di residenza ecc.). Io purtroppo mi sono reso conto inconsapevolmente che devo avere un riferimento a cui legarmi in modo solido e naturale per continuare a frequentare la chiesa ma, se poi questa figura di “padre o madre spirituale” la trovo e dopo mi viene tolta, mi sento spiazzato come se mi mancasse un po’ la terra sotto i piedi e perdo un po’ l’entusiasmo. Lo so benissimo che sbaglio e che devo guardare non solo alla persona ma più in alto, però è anche vero che se ci fossero più preti o più suore come voi, per noi sarebbe molto più facile rimanere nel gregge. Io sono cresciuto nell’oratorio con te, nei campi estivi ed invernali e per me la chiesa è questa, non sono tanto le mura fisiche dove ci si ritrova la domenica per la messa. Io ad esempio prego molto meglio da solo a casa perché mi concentro meglio ed il Signore è sempre lì che mi ascolta… Magari tra qualche giorno nelle chiese ci saranno solo sedie ben distanziate e forse la domenica si farà una messa in più per diluire i flussi di persone, all’oratorio estivo i ragazzi verranno divisi in più gruppi meno numerosi e sempre tutti rigorosamente fuori all’aria aperta… ma queste possono essere solo possibili soluzioni per evitare gli assembramenti. La chiesa è fatta di persone e queste persone hanno il compito di evangelizzare cercando di attirare e attrarre altre persone. I mezzi per farlo sono molteplici e la tecnologia oggi sta aiutando parecchio quindi ben vengano le chat a tema, i gruppi su whatsapp o i preti youtuber. Non penso che si debba cambiare qualcosa nella struttura organizzativa ma, se vogliamo trasmettere a più persone possibile il messaggio che Gesù ci ha voluto insegnare, allora potrebbe servire qualche rinforzo in più con quel fare frizzante…. Chissà, magari si potrebbe pensare a qualche corso di marketing umanistico…
Ho letto e riletto più volte la lettera del 24.04 del giovane prete Don Davide… Certamente è un'analisi spietata della chiesa di oggi che, nel tempo, ha perso i suoi proseliti e si è ridotta ad una minoranza, per lo più di anziani e per lo più...conservatrice. Molte volte ho sentito genitori amareggiati perché: " mio figlio/a non viene più a Messa, non siamo riusciti a convincerlo... dopo la cresima i suoi amici non vengono più e lui non ci trova più nulla...". Allora mi sono chiesta quanto siano responsabili questi giovani e quanto lo siano i genitori e la società del consumo in cui viviamo. Certamente, senza riaccendere polemiche già note, la Chiesa, come istituzione, ha commesso nel passato errori (allora il pubblico era timidamente ossequioso) che, venuti in questi anni alla ribalta, non le hanno giovato ed anzi le hanno remato contro e, se mi permette, ha continuato a "vivere sugli allori" non tenendo conto che la società mutava rapidamente e che bisognava monitorarla...Certo riconosco che i sacerdoti fanno molto nel sociale (campi estivi, Grest...) ma gli oratori sono deserti o quasi e si riempiono solo se le proposte sono accattivanti e competitive con le proposte del "mondo esterno". Dobbiamo allora svendere i nostri valori o rinunciare a proporli per avere più pubblico o, come sento dire, meglio pochi ma buoni? Sinceramente la risposta è difficile e complessa e non so nemmeno io quali siano le soluzioni... Certamente credo che il messaggio evangelico debba "vestirsi" di nuovo, una messa più condivisa, più coinvolgente e se c'è la chitarra o la batteria che suona… ben venga! La dottrina non può più essere una lezione scolastica ma proposta di esempi di vita vissuta, di esperienze diverse, testimonianze... L'oratorio luogo di gioco, di sport e di sano divertimento...: tutto ciò senza dover abdicare ai nostri valori cristiani. Mi rendo conto che il mio è un suggerimento semplicistico, ma se chiedo ad un ragazzo il perché non frequenta la Chiesa il più delle volte la risposta è che non gli suscita alcun interesse perché purtroppo la parte emozionale oggi ha la prevalenza su quella intimista e forse si dovrebbe partire dalla prima per recuperare la seconda... I miei figli devono molto agli scout che, attraverso lo stile di vita proposto, il tipo di relazione, il divertimento, hanno insegnato valori forti e autenticamente cristiani.
Ecco alcune mie riflessioni, frutto di 30 anni di insegnamento alle scuole superiori, a contatto con i ragazzi che vivono tutti i disagi dell'adolescenza. Ebbene, forse un ulteriore motivo che spiega questa disaffezione è l' incapacità di autodeterminarsi. A quell'età i giovani non hanno il coraggio di essere se stessi e vivono perennemente nella paura del giudizio da parte dei coetanei ritenuti - spesso a torto- i più carismatici. Ecco dunque che essere testimoni attivi della propria fede può risultare molto scomodo se temi di essere considerato uno "sfigato" a causa di ciò. Vivere la fede, infatti, porta a compiere anche gesti impopolari, ad esempio decidere che il venerdì santo non si va fuori con gli amici, ma si va in parrocchia a pregare. Ecco, io penso che molto possano aiutare le esperienze di scautismo e anche quelle di volontariato o parrocchiali in cui il giovane si possa sentire valorizzato e importante. Da questo punto di vista Comunione e Liberazione è stata bravissima e infatti ha dei gruppi di giovani molto uniti e pieni di iniziative.
Inoltre dovrebbe essere la società la prima a discernere i valori profondi da quelli effimeri, ma purtroppo sappiamo che i secondi prevalgono sui primi, altrimenti la scuola e gli insegnanti, in quanto promulgatori di cultura, sarebbero molto più valorizzati anche economicamente. Mancano i testimoni importanti: un Totti, un Vasco Rossi, un Ligabue etc... che facciano da traino, ma forse anche loro temerebbero di perdere dei fans..Infine, e questo è ovvio, la testimonianza degli adulti e dei preti, che non devono mai mai mai incorrere in comportamenti incoerenti con il loro predicato. Questo, ad esempio, è l' errore fatale che commettono gli insegnanti e che causa la perdita di stima da parte dei loro studenti.
Vorrei però spezzare una lancia: i ragazzi spesso hanno ben chiaro il senso del bene e del male, sono capaci di capire la forza d'animo dei compagni che non si piegano anche se rischiano di essere emarginati, e sotto sotto invidiano tale forza e vorrebbero essere coraggiosi come loro. Quindi è su questo che bisognerebbe puntare: infondere il coraggio di diventare, ogni giorno, una persona migliore attraverso l'insegnamento di Cristo.
Sogno comunità aperte, umili, cariche di speranza
Carissime amiche, carissimi amici, in questi giorni si è acceso un dibattito sulle Messe: aprire o aspettare ancora? In realtà la vita di tutti ci sta dicendo di pensare a cose più urgenti: il dolore di chi ha perso un famigliare, senza neppure poterlo salutare; l’angoscia di chi ha perso il lavoro e fatica ad arrivare a fine mese; il peso di chi ha tenuto chiuso un’attività per tutto questo tempo e non sa come e se riaprirà; i ragazzi e i giovani che non hanno potuto seguire lezioni regolari a scuola; i genitori che devono con fatica prendersi cura dei figli rimasti a casa tutto il giorno; la ripresa economica con un impoverimento generale… Queste sono questioni che mi porto in cuore e sulle quali, come Chiesa di Pinerolo, stiamo cercando di fare il possibile. È in gioco il futuro del nostro territorio. A questo dedico la maggior parte delle mie poche forze in questi giorni, mettendoci mente e cuore. La questione serissima è: “Non è una parentesi!”. Vorrei che l’epidemia finisse domani mattina e la crisi economica domani sera. Ma non sarà così. In ogni caso questo periodo di pandemia e di crisi non è una semplice parentesi. Molti pensano: “Questa parentesi si è aperta ad inizio marzo, si chiuderà e torneremo alla società e alla Chiesa di prima”. No. È una bestemmia, un’ingenuità, una follia. Questo tempo parla, ci parla. Questo tempo urla. Ci suggerisce di cambiare. La società che ci sta alle spalle non era la “migliore delle società possibili”. Vi ricordate quanti “brontolamenti” facevamo fino a febbraio? Bene, questo è il tempo per sognare qualcosa di nuovo. Quella era una società fondata sull’individuo. Tutti eravamo ormai persuasi di essere “pensabili a prescindere dalle nostre relazioni”. Tutti eravamo convinti che le relazioni fossero un optional che abbellisce la vita. Una ciliegina sulla torta, un dolcetto a fine pasto. In questo isolamento ci siamo resi conto che le relazioni ci mancano come l’aria. Perché le relazioni sono vitali, non secondarie. Noi siamo le relazioni che costruiamo. Ciò significa riscoprire la “comunità”. Gli altri, la società sono una fortuna e noi ne siamo parte viva. Il mio paesino, il mio quartiere, la mai città sono la mia comunità: sono importanti come l’aria che respiro e devo sentirmi partecipe. L’abbiamo scoperto, ora proviamo a viverlo. Non è una parentesi, ma una nascita. La nascita di una società diversa. Non sprechiamo quest’occasione! Una società che riscopre la comunità degli umani, l’essenzialità, il dono, la fiducia reciproca, il rispetto della terra. Ne ho parlato nella mia lettera “Vuoi un caffè?”. Forse possiamo rileggerla oggi come stimolo per sognare e costruire una società nuova. In secondo luogo mi rivolgo ai credenti. Non basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “Non è una parentesi”. Non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima. O iniziamo a cambiare la Chiesa in questi mesi o resterà invariata per i prossimi 20 anni. Per favore ascoltiamo con attenzione ciò che ci sussurra questo tempo e ciò che meravigliosamente ci dice Papa Francesco. Vi ricordate cosa dicevamo fino a fine febbraio? In ogni incontro ci lamentavamo che la gente non viene più a Messa, i bambini del catechismo non vengono più a Messa, i giovani non vengono più a Messa. Vi ricordate? Ed ora pensiamo di risolvere tutto celebrando nuovamente la Messa con il popolo? Io credo all’importanza della Messa. Quando celebro mi “immergo”, ci metto il cuore, rinasco, mi rigenero. So che è “culmine e fonte” della vita del credente. E sogno dall’8 di marzo di poter avere la forza per tornare a presiedere un’Eucarestia. Ma in modo netto e chiaro vi dico che non voglio più una Chiesa che si limiti a dire cosa dovete fare, cosa dovete credere e cosa dovete celebrare, dimenticando la cura le relazioni all’interno e all’esterno. Abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza delle relazioni all’interno, tra catechisti, animatori, collaboratori e praticanti. Abbiamo bisogno di creare in parrocchia un luogo dove sia bello trovarsi, dove si possa dire: “Qui si respira un clima di comunità, che bello trovarci!”. E all’esterno, con quelli che non frequentano o compaiono qualche volta per “far dire una messa”, far celebrare un battesimo o un funerale. Sogno cristiani che amano i non praticanti, gli agnostici, gli atei, i credenti di altre confessioni e di altre religioni. Questo è il vero cristiano. Sogno cristiani che non si ritengono tali perché vanno a Messa tutte le domeniche (cosa ottima), ma cristiani che sanno nutrire la propria spiritualità con momenti di riflessione sulla Parola, con attimi di silenzio, momenti di stupore di fronte alla bellezza delle montagne o di un fiore, momenti di preghiera in famiglia, un caffè offerto con gentilezza. Non cristiani “devoti” (in modo individualistico, intimistico, astratto, ideologico), ma credenti che credono in Dio per nutrire la propria vita e per riuscire a credere alla vita nella buona e nella cattiva sorte. Non comunità chiuse, ripiegate su se stesse e sulla propria organizzazione, ma comunità aperte, umili, cariche di speranza; comunità che contagiano con propria passione e fiducia. Non una Chiesa che va in chiesa, ma una Chiesa che va a tutti. Carica di entusiasmo, passione, speranza, affetto. Credenti così riprenderanno voglia di andare in chiesa. Di andare a Messa, per nutrirsi. Altrimenti si continuerà a sprecare il cibo nutriente dell’Eucarestia. Guai a chi spreca il pane quotidiano (lo dicevano già i nostri nonni). Guai a chi spreca il “cibo” dell’Eucarestia. Solo con questa fame potremo riscoprire la fortuna della Messa. E solo in questo modo riscopriremo la voglia di diventare un regalo per gli altri, per l’intera società degli umani. Buon cammino a tutti. Insieme. Vi porto in cuore. Con affetto e stima. + Derio, Vescovo di Pinerolo 19.5.2020
"Nessuno si salva da solo" e le barriere e i muri si sgretolano di fronte ad una presenza così impercettibile che ha messo in evidenza la nostra fragilità ". Sono le parole di Papa Francesco che, continua il discorso dicendo che, se dopo l'emergenza coronavirus vorremo affrontare responsabilmente la fame, le guerre, gli stili di vita sbagliati, le devastazioni dell'ambiente, avremo bisogno di "anticorpi di solidarietà e giustizia".
Cosa ci ha insegnato, come cristiani, come Chiesa, questo virus invisibile, ma così spietato da creare tanta sofferenza, morti, isolamento nel mondo intero? Durante la pandemia siamo rimasti immersi in un Sabato Santo con il peso dei morti, i malati, la tristezza dell'isolamento e il devastante contraccolpo economico. Chi rotolerà via il masso dall' ingresso del sepolcro? Cristo è risorto, ha vinto la morte e da qui dobbiamo ripartire. È il tempo propizio, essendo docili allo Spirito Santo, di aprire nuovi orizzonti, di dare spazio alla nostra creatività, di usare i vituperati social in un modo creativo per costruire ponti. Dopo i giorni della quaresima e l'isolamento della Pasqua, va riscoperta l'intimità della famiglia, come civiltà dell'amore.
Niente sarà più come prima; l'impossibilità di incontrare il parroco, il confessore spirituale, di partecipare alle messe se non in streaming, la mancata eucaristia domenicale e infrasettimanale, come cristiani dobbiamo riscoprire questi doni che ci consentono di esercitare il nostro sacerdozio battesimale. In questo lungo periodo abbiamo celebrato nelle nostre famiglie momenti di preghiera che ci hanno fatto sentire in comunione con tanti fratelli, pur lontani. Quanti genitori hanno pregato uniti prima del pasto, grazie anche alle proposte preziose dei nostri sacerdoti; la stessa benedizione che un genitore impartisce ai propri figli: in questo modo ci sarà, in famiglia, un ritorno, un riflesso di quell'azione comunitaria per sentirsi in comunione con qualcuno di reale che celebra con noi. Se diamo uno sguardo rapido a come é la pastorale delle nostre comunità, vediamo che gira intorno alla celebrazione eucaristica, alla celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione cristiana, indubbiamente indispensabili, ma che assorbono tante energie.
Tutto ciò con attenzioni "più deboli" verso la Parola, la formazione, la carità; in questo periodo forse abbiamo riscoperto anche questo; proprio adesso che le situazioni di precarietà e povertà si sono moltiplicate. Dischiudere lo sguardo sulla bellezza e sull'ampiezza dell'essere cristiani, potrebbe essere una lezione preziosa di questo tempo. Spero che tutti siamo stati capaci di capire che il tempo ha un valore inestimabile, come la vita. La bellezza delle piccole cose, assaporare ogni istante con i propri cari, con gli amici, prendersi cura degli altri, dare tempo alle relazioni, al silenzio, allo studio, alla riflessione, rendere compatibile lo sviluppo all'ambiente in cui viviamo, riconoscere i limiti contro una tecnologia che tutto prevedeva, organizzava, governava...
Sogno di una Chiesa diversa.... Sì, siamo una minoranza, in alcuni paesi duramente perseguitata, da noi inascoltata, trattata con ironia, derisa, disprezzata, ma non ci aveva detto "se hanno perseguitato Me perseguiteranno anche voi"? E anche "un pizzico di lievito può far fermentare tanta farina"?
Ci si interroga per la Chiesa nel futuro, ma il problema c'era anche prima:è indispensabile che viviamo con più coerenza il Vangelo (Gandhi diceva: "Mi piace Cristo, ma non i cristiani!"). Poi essere più uniti, più popolo di Dio, corpo Mistico di Cristo con i nostri pastori e saper vedere più i pregi degli altri che non i difetti!
Ci sono meno vocazioni alla vita sacerdotale o religiosa perché oggi è molto più difficile ed impegnativo fare una scelta del genere per chi vive nei paesi ricchi dove i cuori sono pieni di vanità ed ora sono proprio questi paesi che sono da rievangelizzare!
Ma quando c'erano tanti sacerdoti o religiosi avevano sincere vocazioni? (cadetti o figlie di nobili famiglie, ricerca di una sistemazione sicura).
Alla carenza di sacerdoti dovranno supplire, ove possibile, i laici come nelle terre di missione.
Per cui sarà indispensabile che la fede di questi sia supportata dalla conoscenza delle Sacre Scritture e del Magistero della Chiesa e da una intensa vita di preghiera.
E poi, senza che si abbia l'ansia di prestazione e senza fasciarsi la testa, si continui pure ad organizzare campeggi, campi estivi,gite,ecc. perché altrimenti i nostri bambini e ragazzi dove potrebbero venire a contatto con qualcuno innamorato di Gesù?
L'argomento introdotto dalla domanda è molto ampio, mi sembra che alcuni problemi siano sempre esistiti(niente di nuovo sotto il sole), l'uomo non cambia la sua natura più profonda, sempre in biblico tra il Bene e il Male.
Mi sembra però che oggi l'appartenenza a questo "piccolo gregge" sia più libera e consapevole, quindi capace di dare frutti se saprà essere tralcio della Vite per riceverne la linfa.

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